I NOSTRI BEI CIPRESSI PETTINATI..

I due viali di accesso della nostra chiesa sono impreziositi da una ventina di esemplari di cipresso, alti, belli, rigogliosi, sempreverdi che quest’anno hanno avuto necessità di essere “pettinati”. Un gran bel lavoro, un’opera d’arte eseguita con molta cura e maestria. Percorrendo i due viali, ammirando tanta bellezza si ode un concerto di suoni, un po’ attutito ma limpido, che muove la piazza e il campo da gioco, l’esuberanza dei bambini della scuola vicina, la frenesia dei passi dei pendolari verso la tramvia..un chiacchiericcio confuso di discorsi sparsi che è  armonia , come una preghiera. Una voce del mondo che si leva al Cielo. in un’inconsapevole preghiera. Percorrendo i due viali   si attraversa un luogo di pace e di vita. Quei cipressi dati in dono 25 anni fa dalla comunità per la comunità di San Luca, sono a simboleggiare l’Amore di Dio per noi che ci dona la vita, per sempre. 

Il cipresso in antichità era tra le molte piante e alberi usati per lodare la Sapienza divina 

 Ci sono diversi riferimenti espliciti nella Bibbia che riguardano il legno di cipresso.

Il cipresso è citato 23 volte nella Bibbia.

 Un albero maestoso, usato spesso per costruire le navi (come l’arca di Noé – con “legno di gofer” – un altro nome per l’albero di cipresso, “legno resinoso” o “legno di גפר” (in ebraico, letteralmente, gofer o gopher o “kedr” kopher (= “resina”).) e usato anche in architettura.

Allora Dio disse a Noè: «. Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.” (Genesi 6, 14)

 Il palazzo e il Tempio di Salomone erano costruiti con legno di cipresso oltre che di cedro del Libano. 

Nella Bibbia è anche simbolo di sapienza, infatti nel Siracide, quando viene fatto l’elogio della Sapienza, questa si paragona al cedro del Libano e al cipresso dell’Ermon.

 “Sono stato esaltato come un cedro in Libano e come un cipresso sul monte Sion”. (Siracide 24:15 – 18)

Gesù realizzò nella propria persona la parola del Profeta Osea (14,9): “Io sono come un cipresso sempreverde, il tuo frutto è opera mia”.

E quest’aura di “santità” ha accompagnato il cipresso anche nel Medio Evo quando queste piante, eleganti e forti, accompagnavano la vita nei monasteri e servivano da barriera frangivento, per delimitare lo spazio sacro da quello laico, Inoltre i monaci piantavano un cipresso al centro dei conventi per ricordare l’Albero della Vita che cresce al centro della Gerusalemme Celeste. (L.T.)

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